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Almaviva, i sindacati: “Rispettare l’accordo triennale”

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Almaviva, i sindacati: “Rispettare l’accordo triennale”

Ci opporremo con tutte le nostra forze alla procedura di cessione di ramo d’azienda di Almaviva Contact a un’altra società totalmente partecipata. Non vogliamo che si crei una bad company. Vogliamo che venga rispettato l’accordo triennale siglato il 23 maggio del 2017“. Queste le parole di Massimiliano Fiduccia, della Slc Cgil, a margine delle assemblee sindacali con i lavoratori sulla vertenza Almaviva.

“Il prossimo incontro con l’azienda dovrebbe avvenire entro il 30 aprile. La posizione della Cgil sarà chiara: deve essere rispettato l’accordo triennale. Siamo contrari alla cessione di ramo d’azienda e ci opporremo con azioni di lotta, mediatiche e legali se Almaviva non farà un passo indietro rispetto a una procedura che non risolverebbe i problemi aziendali e che metterebbe a rischio i dipendenti. “.

“I lavoratori sono preoccupati e stanchi delle continue vessazioni e ricatti occupazionali”, conclude Fiduccia. “L’azienda rispetti gli accordi”.

In quell’accordo Almaviva si impegnava ad effettuare “ogni sforzo organizzativo e commerciale funzionale al conseguimento degli obiettivi di recupero della redditività del sito, allo scopo di conseguire nel più breve tempo possibile la piena saturazione della capacità produttiva; a tal fine, l’azienda destinerà in via prioritaria anche sul sito di Palermo le eventuali nuove commesse reperite sul mercato, fatti salvi i casi in cui sussistano specifici vincoli territoriali. Tali impegni sono assunti con l’obiettivo principale di contenere in maniera significativa, e ove possibile, azzerare il ricorso agli ammortizzatori sociali”.

“In base a quanto sottoscritto dalle parti – dichiara Maurizio Rosso della Slc Cgilstiamo valutando la possibilità di impugnare l’accordo per la restituzione ai lavoratori del Tfr e dei 4 scatti di anzianità. L’accordo aveva un orizzonte programmatico molto più ampio dove il periodo dei sacrifici avrebbe condotto al potenziamento del lavoro e alla competitività dell’azienda. Questa societarizzazione e il continuo taglio dei salari – conclude – non servono più a nulla. In un mondo di servizi, sempre più sviluppato, occorrono investimenti per offrire qualità al cliente finale e per essere competitivi sul mercato”.

Sulla stessa linea anche la Cisl che nei giorni scorsi aveva denunciato in conferenza stampa la propria contrarietà al nuovo ramo d’azienda per rilanciare i call center, in quanto potrebbe rivelarsi una trappola per i 3400 lavoratori palermitani di Almaviva. Il timore è che la nuova compagnia proposta dalla società di call center sia fatta solo per assorbire le perdite e scaricare sui lavoratori il peso della crisi. “Un'azienda solida come Almaviva – dice Francesco Assisi, segretario Fistel-Cisl – che gestisce anche il ramo informatico del Parlamento di Bruxelles, vuole creare un'azienda a parte che dovrebbe reggere il mercato. È chiaro che vogliono fare una bad company in cui mettere tutto quello che è in perdita”. È questa la reazione all’intenzione di Almaviva di creare una nuova società che gestirà tutti i lavoratori, gli utili e le perdite attualmente legati al call center di Palermo, ma che sarà separata, dal punto di vista formale e dei conti, dalla casa madre nazionale. “Questo succede in un momento in cui – dice Assisi – molte delle commesse sono in scadenza e si faranno i concorsi per rinnovarle. Non siamo disponibili a discutere di accordi in questi tempi, non si può discutere con i lavoratori con la pistola sul tavolo, soprattutto quando si fanno sacrifici da tempo”. Il riferimento è agli accordi grazie a cui Almaviva ha mantenuto aperta la propria sede di Palermo: “Da quattro anni sosteniamo i lavoratori di questa azienda – dice Assisi – l’ultimo è stato fatto a giugno scorso, una situazione in cui i lavoratori tra Tfr, scatti di carriera e altro lasciano sul tavolo 4 milioni. Lo abbiamo fatto per restare a Palermo e continuare a lavorare”.

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