Visite agli articoli
7536061

Abbiamo 483 visitatori e nessun utente online

  • Home
  • Uncategorised
  • Saguto rischia il terzo processo. "Irregolarità all'hotel Torre Artale"

Benvenuti nel sito di Linklav. Ultime notizie sul mondo del lavoro

Saguto rischia il terzo processo. "Irregolarità all'hotel Torre Artale"

 
 

 TA

 

(LA REPUBBLICA.IT) 11.05.2017 - Una nuova tegola giudiziaria si abbatte su Silvana Saguto. La procura di Caltanissetta chiede un altro processo per l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. È il terzo. L’ennesimo caso di favoritismo, secondo l’accusa. Un altro nome da aggiungere al cerchio magico della giudice oggi imputata per aver gestito in modo spregiudicato i beni sequestrati alla mafia. A Torre Artale, un hotel di Trabia, impose come coadiutore un tale Mario Caniglia, «senza alcuna esperienza in materia economico aziendale» recita il capo d’imputazione. Una nomina illegittima, ha contestato la pm Cristina Lucchini, perché deve essere l’amministratore giudiziario a chiedere al giudice la nomina di un collaboratore. E in quel caso, l’amministratore Salvatore Benanti non solo non aveva chiesto nulla, ma si era addirittura opposto. Così è scattata la nuova richiesta di rinvio a giudizio per Silvana Saguto - abuso d’ufficio, il reato - l’udienza preliminare è iniziata davanti al gip di Caltanissetta Francesco Lauricella: l’avvocato Ninni Reina ha già annunciato che la sua cliente vorrà parlare in una delle prossime udienze, per difendersi. E sarebbe la prima volta in aula. Perché nel processo principale non si è mai vista, e anche nel secondo processo iniziato di recente la Saguto è un’imputata fantasma nonostante l’atto d’accusa dei pubblici ministeri: all’integerrima ex giudice antimafia viene contestato di aver brigato con due amiche medico per falsificare un referto del figlio, che poi ottenne un bel risarcimento dall’assicurazione.

Bisogna leggere le intercettazioni fatte dal Gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo per comprendere quale rapporto ci fosse fra la giudice e il suo manager di fiducia. A fine agosto del 2015, Silvana Saguto doveva organizzare una cena con l’allora prefetto di Palermo Francesca Cannizzo. Ma non andò in pescheria, telefonò a Caniglia. Che non deluse. "Chiami direttamente quando ha bisogno — ribadì lui — le faccio avere quello che vuole". La giudice voleva sei chili di ventresca.