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Stop ai fondi per i corsi,la Formazione di nuovo nel caos

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Stop ai fondiper i corsi,la Formazione di nuovo nel caos

Giacinto Pipitone

palermo

13.12.2017 - Il colpo di grazia al bando che assegna 136 milioni per i corsi di formazione è arrivato ieri. La Corte dei Conti non ha registrato i decreti di finanziamento emessi dal governo uscente. I magistrati contabili hanno mosso dei rilievi piuttosto pesanti rinviando formalmente la decisione definitiva a martedì prossimo quando il caso passerà all’esame delle Sezioni di Controllo. Ma in assessorato si lavora già a un piano B che prevede il ritiro del cosiddetto Avviso 8 e l’avvio di una nuova procedura di finanziamento. Si ripartirebbe così da capo dopo due anni esatti di blocco dei corsi.

Un passo indietro. I 17 decreti che l’assessorato aveva inviato alla Corte dei Conti, se registrati, avrebbero fatto ripartire il sistema. I primi enti, fra quelli che avevano vinto il bando, avrebbero subito ricevuto i soldi e fatto squillare la prima campanella. Sarebbe stato il traguardo di un lunghissimo percorso a ostacoli iniziato con la pubblicazione del bando, l’Avviso 8, e andato avanti a colpi di ricorsi al Tar da parte degli esclusi e riscrittura dei principali provvedimenti di spesa.

Così si è fermato il sistema, spingendo verso la cassa integrazione e il licenziamento almeno 3 mila dei circa 8 mila lavoratori degli enti mentre chi è rimasto in servizio in molti casi non prende lo stipendio da mesi.

E anche agli intoppi ancora possibili avrebbero fatto riferimento i magistrati contabili, che nei rilievi posti sui decreti di cui l’amministrazione chiedeva la ratifica hanno evidenziato dubbi su alcuni requisiti premiali a vantaggio degli enti vincitori (le clauole B4 e B5 del bando). Requisiti che sembrano gli stessi oggetto dei ricorsi.

A questo punto formalmente la Regione ha ancora un’ultima chance per salvare questo bando e la relativa graduatoria: difendere il tutto nell’udienza delle Sezioni di Controllo di mercoledì e sperare in un via libera in extremis.

Ma qui si innestano i dubbi anche all’interno dell’assessorato, dove c’è un nuovo assessore, Roberto Lagalla, espressione di un governo che non è lo stesso che ha scritto il bando.

La data più importante in tutto questo percorso è infatti il 31 maggio 2018: quel giorno il Tar deciderà nel merito i ricorsi degli enti esclusi. E se dovesse accoglierli, salterebbe tutto. Le avvisaglie già ci sono visto che da un anno continuano ad arrivare pronunce che, seppure parzialmente, danno ragione agli enti almeno in fase cautelare.

E così in assessorato si stanno chiedendo cosa fare di fronte a un bando che, seppure venisse inaspettatamente salvato mercoledì dalla Corte dei Conti, sarebbe comunque sub judice fino a metà del prossimo anno.

Lagalla non nasconde questi dubbi: «Non toccherebbe a noi difendere l’Avviso 8 ma ci proveremo. Il punto è tuttavia che il 31 maggio è molto lontano e attendere fino ad allora per essere sicuri che i corsi possano partire o proseguire potrebbe non essere conveniente. Stiamo preparando un piano B che riesca a coniugare la certezza del diritto con l’esigenza di avere tempi rapidi. Non possiamo dimenticare che da due anni in Sicilia non si fanno corsi di formazione professionale».

Secondo indiscrezioni il piano B prevede varie ipotesi. Sulla carta tutti sperano che mercoledì la Corte dei Conti salvi il bando ma perfino in quel caso, come detto, potrebbe nascere l’esigenza di fermarlo e rifarlo per non attendere la sentenza del Tar.

Poi c’è l’ipotesi della definitiva mancata registrazione dei decreti di finanziamento da parte della Corte dei Conti: a quel punto sarebbe inevitabile il ritiro dell’Avviso 8 o il suo congelamento fino (almeno) all’estate. Scenario che apre la strada a un’altra soluzione: l’assessorato potrebbe utilizzare i 136 milioni nel frattempo «sganciati» dall’Avviso 8 per riaprire la gara fra enti. Magari non con un vero e proprio bando, che avrebbe tempi lunghissimi, ma con una procedura «a sportello»: è una alternativa che prevede che ogni ente che ha progetti pronti e requisiti per iniziare i corsi faccia richiesta dei fondi pubblici e poi faccia iniziare le attività. L’assessorato finanzierebbe gli enti in ordine cronologico fino a esaurimento dei 136 milioni.

Per adesso sono solo ipotesi di lavoro. Ma vanno collegate alle frasi con cui proprio pochi giorni fa al Giornale di Sicilia Lagalla annunciava l’intenzione di rifondare il settore: «Bisogna cancellare i vecchi corsi per estetisti e parrucchieri e ripartire da capo». Una riforma che verrebbe facilitata dall’azzeramento dell’Avviso 8 o dalla opportunità di un suo ritiro.

In attesa che maturino tutti gli scenari successivi al ritiro dell’Avviso 8 i sindacati restano sul piede di guerra per l’incertezza che avvolge il futuro del personale del settore. La Uil, con Giuseppe Raimondi invoca «una riqualificare della formazione professionale per tutelare i lavoratori da anni senza occupazione e stipendio». La Uil chiede un incontro a Lagalla e anticipa che proporrà al nuovo governo due soluzioni: «Sottoscrivendo un accordo con il ministero del Lavoro, si potrebbero accompagnare subito all’Ape sociale anche quei lavoratori vicini al raggiungimento dei requisiti, che sono oltre duemila. Il secondo intervento riguarda, invece, l’aggiornamento e la riconversione del personale - per trasferirli poi eventualmente in altre filiere - attraverso il Feg (Fondo europeo di Adeguamento alla Globalizzazione). È un fondo che offre un aiuto a chi ha perso il lavoro a causa di mutamenti strutturali del commercio». Per Raimondi «il Fondo può aiutare quelle imprese con oltre 500 esuberi e di certo il settore della formazione professionale ne conta molti di più».

Lagalla ieri ha assicurato che nei prossimi giorni convocherà sia i sindacati che le associazioni di categoria degli enti. L’assessore cerca una soluzione condivisa anche se è difficile che gli enti premiati dall’Avviso 8 accettino il ritiro del provvedimento. Quando questo bando fu varato si creò subito, infatti, una frattura fra enti storici (penalizzati dalle clausole del testo) e nuove realtà che grazie a queste nuove regole hanno potuto prendere la fetta più grossa dei finanziamenti. Il ritiro del bando riaprirebbe la partita per tutti.

IL GRANDE PAPOCCHIO


Filippo D’Arpa

segue dalla prima pagina

Peggio di così non si poteva fare. Due anni buttati al vento. Ventiquattro mesi di altalenanti pareri e sentenze . Settecentotrenta giorni di annunci, promesse e contropromesse. Milioni e milioni di euro stanziati e mai spesi, come se questa Regione se lo potesse permettere. Insomma, bollare questo tempo inutilmente trascorso come «il grande papocchio» della formazione è pure generoso. Basta scorrere in numeri: 136 milioni di fondi europei non spesi, 5 mila insegnanti non pagati e almeno diecimila ragazzi a passeggiare. Proprio loro che avevano riposto - a torto - una speranza in questi corsi per trovare una lavoro. E invece?

L’inutile balletto della politica ha saputo solo produrre un mostro. Che è stato palesemente smascherato dalla Corte dei Conti dopo una serie di ricorsi e controricorsi. Si è voluto a tutti i costi seguire una strada spacciandola come la più lineare, trasparente ed efficace. Annunci e promesse di ripulire un settore fin troppo pieno di sporcizia, garantendo ai ragazzi che quelle ore di studio avrebbero cambiato la loro vita. Alla fine si è andati a sbattere contro il muro del diritto. Più volte questo giornale ha chiesto chiarezza sulla formazione. Sollecitando una spesa accorta finalizzata a creare figure professionali che davvero fossero corrispondenti alle richieste del mercato.

Ma anche in questo caso abbiamo registrato solo annunci. L’ultimo in ordine di tempo quello fatto dall’assessore Lagalla: basta parrucchieri ed estetisti. Appunto, basta. C’è un nuovo governo, dica in fretta cosa vuole fare: spazzare via due anni di fuffa con un progetto organico o mettere una pezza all’emergenza? In questo caso assisteremo solo all’ennesima puntata del grande papocchio.