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Cassazione: le assenze per malattia che si possono detrarre dal periodo di comporto

La Sentenza 16393/2017

La Sentenza 1179/2017

12.12.2017 - In caso di malattia determinata da un comportamento colpevole del datore di lavoro l’assenza non si calcola nel comporto. Questo significa che si ha diritto a una assenza illimitata dal lavoro.

Si pensi ad esempio al mobbing o al demansionamento che possano comportare crisi di ansia, tachicardie e infarti, frustrazione e depressione, ecc. oppure al caso in cui il datore non indichi una scala pericolante e il lavoratore cade e si frattura la gamba.

Anche le assenze del lavoratore per malattia determinata dal comportamento discriminatorio del datore di lavoro non sono computabili ai fini del periodo di comporto.

Le assenze del lavoratore non si rientrano nel comporto anche se il datore è responsabile di un aggravamento della malattia preesistente.

In particolare, se un lavoratore già invalido viene adibito dall’azienda a mansioni incompatibili con le sue condizioni fisiche, le successive assenze per malattia, determinate dall’aggravamento della patologia, non si calcolano nel comporto; pertanto l’assenza dal lavoro può essere illimitata.

Anche in questo caso, infatti, c’è una colpa del datore per non aver tenuto conto della patologia preesistente e per aver violato l’obbligo di tutelare l’integrità fisica del lavoratore 

Perché ciò si verifichi è tuttavia necessario che il dipendente abbia denunciato al datore la propria malattia: solo se questi ne è al corrente può predisporre le misure per la salvaguardia del lavoratore, altrimenti non ha colpa per l’aggravamento

Si pensi a un dipendente con un problema di vista che, ciò nonostante, viene messo per tutte le 40 ore a contatto coi computer: se non ha comunicato in anticipo all’azienda la propria patologia non potrà recriminare nulla in caso di perdita parziale della vista.

Affinché l’assenza per malattia possa essere detratta dal periodo di comporto, non è sufficiente che la stessa abbia un’origine professionale, ossia semplicemente connessa alla prestazione lavorativa, ma è necessario che sia stata determinata da una responsabilità del datore di lavoro

Se il lavoratore, assente dal lavoro per malattia già da molto tempo, sta esaurendo il periodo di comporto può decidere sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del predetto periodo di comporto.

Tale facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie non è però un diritto del dipendente; il datore di lavoro infatti non ha l’obbligo di accedere a tale istanza allorquando il lavoratore abbia la possibilità di fruire e beneficiare di regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto